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February 16
Il tempo non conta per il cuore. Si può amare anche stando lontani e quell'amore, se è vero e puro, non morirà mai neanche fra mille anni. ~ Romano Battaglia ~

February 09
"L'unica cosa importante, quando ce ne andremo, saranno le tracce d'amore che avremo lasciato."
Albert Schweitzer

February 07
UNA LUCE!!!
LA LUCE DELL'AMORE,LA LUCE DELLA PACE,LA LUCE DELLA VITA CHE NASCE E CHE SI SPEGNE.
LA LUCE DEGLI ANGELI!!!
LA LUCE DELLA SPERANZA .... February 03
Un saluto, a tutti voi; dite un po’ chi siamo noi? Ci guardate e poi ridete? Oh! mai più ci conoscete! Noi scherziam senza far male, Viva, viva il Carnevale! Siamo vispe mascherine, Arlecchini e Colombine, diavolini, follettini, marinai bei ciociari comarelle vecchierelle: noi scherziam senza far male, viva, viva il Carnevale! Vi doniamo un bel confetto, uno scherzo, un sorrisetto; poi balliamo poi scappiamo. Voi chiedete: Ma chi siete? Su pensate, indovinate. Siamo vispe mascherine, Arlecchini e Colombine, diavolini, follettini, marinai bei ciociari comarellevecchierelle: noi scherziam senza far male, viva, viva il Carnevale!
Viva i coriandoli di Carnevale, bombe di carta che non fan male! Van per le strade in gaia compagnia i guerrieri dell'allegria: si sparano in faccia risate scacciapensieri, si fanno prigionieri con le stelle filanti colorate. Non servono infermieri perchè i feriti guariscono con una caramella. Guida l'assalto, a passo di tarantella, il generale in capo Pulcinella. Cessata la battaglia, tutti a nanna. Sul guanciale spicca come una medaglia un coriandolo di Carnevale.

February 02 Il Sale
Il Sale Fiaba Hans Crhistian Andersen
In una bellissima città della Russia viveva un tempo un ricco mercante che aveva tre figlioli: Fedor, Vassilij e Ivan. I primi due erano abili e svelti negli affari, ma il minore non rivelava alcuna inclinazione per questo genere di attività, perciò il padre aveva ben poca stima di lui, e i fratelli ancor meno. Un giorno il vecchio mercante chiamò i due figli maggiori e disse: - E' tempo che mi diate un aiuto e dimostriate che cosa sapete fare. Ho allestito per voi due navi cariche di mercanzie preziose: tappeti, pellicce, essenze odorose, legni pregiati. Fate vela per qualche porto lontano e commerciate: vedrò, al vostro ritorno, chi di voi due avrà saputo far fruttare meglio la sua ricchezza. Vi do un anno di tempo.
I due fratelli furono contentissimi e si prepararono a partire; ma il terzo, poiché non gli era stato affidato alcun incarico, incominciò a lamentarsi: - Padre mio, perché mai non avete fatto allestire una nave anche per me? - Perché tu non hai il bernoccolo degli affari. Sciuperesti la roba e torneresti a mani vuote. - Forse no! Lasciatemi provare, come i miei fratelli. Ivan tanto pregò e supplicò che finalmente il padre si decise ad affidargli una nave; ma non volendo metter in gioco mercanzie rare, convinto di non rivederle più, fece caricare la nave di pali, assi e tavole di legno di infimo valore. Così anche Ivan poté partire e il vento gli fu tanto favorevole che in tre giorni raggiunse i suoi fratelli. Veleggiarono per un po' l'uno dietro l'altro, ma a un tratto li colse una burrasca che sconvolse il mare e scatenò un vento furioso: le tre navi si dispersero, e quando ritornò il sereno, Ivan si accorse di essere rimasto solo. Senza sgomentarsi, il giovane continuò il suo viaggio, e dopo qualche tempo approdò a un'isola sconosciuta. "Chissà che non possa fare buoni affari, qui?" pensò; e scese a terra accompagnato dai marinai. Ma l'isola sembrava deserta e non si vedeva in giro né una capanna né un uomo.
La spiaggia, tutta la terra e anche un'alta montagna erano ricoperte di una polvere bianca e scintillante. "Forse sbaglio, ma questo è sale" pensò Ivan. Ne raccolse un pizzico e l'assaggiò. Era sale davvero, e il giovane, assai contento pensando ai guadagni che avrebbe potuto ricavarne, ordinò: - Gettate in acqua assi e pali e fate, invece, un carico di sale. Così fu fatto; il bastimento riprese il mare e veleggiò per molto tempo fino a quando giunse al porto di una grande e ricca città. Sceso a terra, Ivan seppe che proprio in quel luogo viveva lo zar. Allora, dopo aver riempito un sacchetto di sale, si fece indicare il palazzo reale e chiese di essere ricevuto. - Che cosa vuoi straniero? - gli chiese lo zar - Vedo che arrivi da lontano: hai qualcosa da mostrarmi? - Maestà, io vendo sale - rispose Ivan - vorrei venderne a voi e a tutti gli abitanti della città. - Sale? Non so cosa sia. Mostrami questa tua strana merce. Subito il giovane aprì il sacchetto, ma il sovrano scoppiò a ridere: - Questa è soltanto sabbia molto bianca! Mi dispiace per te, straniero, ma da noi questa roba non si vende: si regala! Vattene in pace e torna soltanto quando potrai mostrarmi qualcosa di meglio. Ivan uscì dal palazzo molto deluso, e pensò "Aveva ragione mio padre: ho fatto soltanto un cattivo affare! Tuttavia voglio entrare nelle cucine reali per vedere che specie di sale mettono nelle vivande". Si presentò al capocuoco e chiese di potersi sedere accanto al fuoco per riscaldarsi e riposare.
- Entra, fratello, e riposati quanto vuoi - rispose il capocuoco, e Ivan, dalla sua panca, poté osservare il personale di cucina che preparava le pietanze dello zar. Chi manipolava la pasta, chi rimestava, chi puliva i pesci, che faceva rosolare l'arrosto: cuochi e cuoche aggiungevano nelle vivande erbe aromatiche e spezie di ogni genere: ma di sale neanche l'ombra. Quando il pranzo fu pronto, tutti uscirono per imbandire la mensa, e Ivan, rimasto solo, aperse il suo sacchetto e gettò rapidamente un pizzico di sale nelle pentole e nei tegami. Poi sgattaiolò fuori e tornò alla sua nave. Quel giorno, a tavola, lo zar ebbe una serie di sorprese: la minestra era squisita, il pesce aveva un sapore delicato e persino il dolce era più buono del solito. Allora chiamò i cuochi.
- E' la prima volta che assaggio cibi così gustosi! Come li avete cucinati? - Come al solito, maestà - risposero i cuochi - Non riusciamo a capire neppure noi perché oggi il pranzo sia riuscito così bene. - Però - esclamò ad un tratto il capocuoco - in cucina c'era uno straniero, che, adesso, è tornato alla sua nave. Forse egli ne sa qualcosa. - Venga subito alla mia presenza - comandò lo zar; e non appena Ivan si presentò, gli chiese con voce irata: - Che cosa hai aggiunto nelle mie vivande? Ivan si gettò in ginocchio: - Perdonatemi, maestà: ho messo nei cibi un pizzico di sale. Dalle nostre parti si usa così. - E' meraviglioso! - esclamò lo zar - Comprerò io, tutto il tuo sale. Quanto chiedi? - Poco: per ogni misura di sale, voglio una misura d'oro e una misura d'argento. - E' un prezzo conveniente. Fa scaricare la nave mentre io preparerò il compenso. Così fu fatto. Per scaricare il sale occorsero tre giorni, e altrettanti per caricare l'oro e l'argento. La stiva fu tanto piena che non ne sarebbe entrato un grammo di più. Il giovane Ivan era già pronto a spiegare le vele, quando al porto giunse la figlia dello zar accompagnata dalle damigelle. - Straniero, non ho mai visitato una nave - disse la fanciulla - posso veder questa? Ivan fu ben contento di fare da guida alla bella principessa, ma mentre la conduceva sul ponte, il cielo si oscurò e sul mare scoppiò una violenta burrasca. Trascinata dal vento, la nave ruppe gli ormeggi e fu spinta a tale distanza che quando ritornò il sereno, la terra non si vedeva più.
La principessa si mise a piangere, e Ivan cercò di consolarla: - E' il destino che vuole così: ti farò conoscere il mio paese, e se vorrai ci sposeremo. Ivan era un bel giovane: la principessa sorrise. Il viaggio continuò allegramente, e dopo molti giorni furono avvistate altre due navi. Erano i fratelli di Ivan che facevano ritorno in patria. Ivan li salutò con gioia, e ingenuo e semplice com'era, presentò loro la bella principessa e mostrò le sue ricchezze, convinto che i fratelli ne avrebbero gioito con lui. Ma i fratelli invece divennero verdi per l'invidia e il dispetto e guardarono il giovane con occhi cattivi: poi presero a confabulare tra loro. Quella notte, mentre Ivan dormiva, Vassilij e Fedor lo afferrarono e lo gettarono in mare. Poi comandarono minacciosamente alla principessa di non fiatare e ripresero il viaggio verso casa. Intanto Ivan, toccato il fondo marino, era svenuto. Quando riaperse gli occhi si trovò seduto sopra uno scoglio, vicino a un gigante che toccava il fondo del mare con i piedi, e usciva dall'acqua fino ai gomiti. - Ti ho salvato io - spiegò il gigante che aveva i baffi lunghi due metri - e se vuoi sapere anche il resto, ti dirò che la tua principessa sposerà Fedor, mentre Vassilij si prenderà le tue ricchezze. - Ti prego - implorò Ivan - fammi ritornare a casa! Aiutami! - Avrei voluto tenerti con me - borbottò il gigante - ma non sarebbe stato giusto. Perciò ti accompagnerò a casa, ma, prima di lasciarti andare vorrei che tu rispondessi a questa domanda: qual è la cosa più preziosa che ci sia in terra e in mare? - Il sale - rispose Ivan.
Allora il gigante si mise il giovane sulle spalle, e lo trasportò fino alla soglia di casa: poi scomparve. Ivan fece per entrare quando udì suo padre che diceva: - Siete stati molto bravi, figli miei! Ma dove sarà finito Ivan? - Nella taverna di qualche porto - risero i fratelli. In quel momento Ivan spalancò la porta. La principessa lo vide e gli corse incontro, buttandogli le braccia al collo. Il padre guardò i figli maggiori e chiese tutto sorpreso: - Che cosa significa questo? Ma i figli non diedero spiegazioni: balzarono fuori dall'uscio e corsero fino alle navi, spiegarono le vele e si allontanarono al più presto. Ivan e la bella principessa si sposarono e vissero felici per moltissimi anni.
Hans Christian Andersen 
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